La luce di speranza che arriva dal carcere

Della cena di Santa Lucia, appuntamento ormai tradizionale del periodo natalizio padovano, si dicono tante cose. Che è il più rilevante evento cittadino, che sa mettere a tavola persone di orientamenti e fedi politiche diverse, che rappresenta un singolare connubio di organizzazione e spontaneità. Più nascosto, ma non meno importante, è il lavoro che sta dietro a questa manifestazione e che, soprattutto nelle ultime edizioni, prosegue a ritmo serrato tutto l’anno. 
L’anima della cena infatti è un comitato di cui fanno parte i principali esponenti dei mondi vitali di questa città: imprenditoriale, sociale, produttivo, accademico… 70 personalità che non ci mettono solo la firma ma anche la faccia. E non per modo di dire. A scadenze regolari si incontrano, dibattono, danno ognuna il proprio contributo per far diventare sempre più grande il cuore della cena. Un cuore che da almeno quattro anni a questa parte abbraccia sempre di più anche il mondo del carcere. E proprio nella casa di reclusione padovana due palazzi venerdì 25 maggio il comitato si è riunito per un incontro del tutto fuori dell’ordinario.


Per la gran parte di loro, è la prima volta che varcano le mura del carcere. Ci pensa Nicola Boscoletto, presidente del consorzio Rebus che gestisce le lavorazioni in cui sono coinvolti oltre cento detenuti, a narrare le tappe di una storia che ormai ha radici lontane. Si parte dagli anni Ottanta quando alcuni universitari e neolaureati affrontano il problema del lavoro con pochissimi soldi e poche certezze. Due per la precisione: che l’amicizia iniziata negli anni dell’università non poteva finire. E che c’era qualcuno a cui guardare. Degli amici, persone che dopo gli anni universitari avevano cominciato un’avventura imprenditoriale senza dimenticare se stessi e l’esperienza cristiana vissuta in facoltà.
Nasce così la storia di una cooperativa che in carcere ci entra quasi per caso, ma poi ci resta sempre più consapevolmente, come dimostrano i capannoni visitati dai membri del comitato. Assemblaggio di filtri, valigeria, componenti in cartone per la cosmetica, scansione di documenti e predisposizione di pen drive per le Camere di commercio, una catena di montaggio che sforna una bicicletta ogni 80 secondi. I vertici degli artigiani, degli esercenti, dei commercianti, degli imprenditori, ammirano qualcosa del tutto nuovo. Ma familiare allo stesso tempo, perché questo è un pezzo di Veneto operoso. Per quanto gli operai provengano da venti nazioni diverse.


E la cena di Santa Lucia, che c’azzecca? Semplicemente, viene ricreata in un capannone attiguo. Coperti, tovaglie color argento, una mise-en-place a cinque stelle e un menu che non ha niente da invidiare alla Cena decembrina: dal benvenuto con Capresina di bufala destrutturata, allo Sformatino di tagliolini con asparagi di conche e vongole dell’Alto Adriatico, per tacere del Flan di piselli freschi con seppiolina e spada grigliati, sarda al sesamo e chicchi di fave e chiusura con il botto con Panettone al Kabir (ultimo nato nella celeberrima pasticceria galeotta) e Ventagli di Sfoglia con Crema Chantilly e Fragole. Diventa a tutti evidente che il lavoro qui dentro non ha nulla di residuale. Il livello qualitativo si accompagna alla dignità, il recupero della persona all’apprendere giorno dopo giorno una professionalità spendibile sia “dentro” che “fuori”.


Ed è qui che Boscoletto svela agli ospiti i molteplici fili che legano il carcere di via Due Palazzi con la Cena. A partire dalla decina di detenuti volontari che dal 2008 ad oggi collaborano alla cena stessa. In più per gli ospiti d’onore della serata di gala (Maria Grazia Cucinotta, ”Blue Lou” Marini dei Blues Brothers e Margherita Coletta, per citarne alcuni) è ormai tradizione visitare il carcere nel pomeriggio prima della Cena. Ancora: è sempre attraverso i rapporti nati durante la serata di Santa Lucia che nel 2008 arrivano in carcere le reliquie di sant’Antonio, in una giornata che ha segnato la vita di molte persone. Infine sono già vari i detenuti che hanno partecipato in modo del tutto singolare ai progetti sostenuti dalla cena: adottando a distanza dei bambini ugandesi grazie all’ong Avsi. Sono due video a documentare questa storia di rapporti e a mostrarci le facce dei bambini, che come secondo nome hanno assunto il cognome del detenuto che li ha adottati.


Ci sono anche altri ospiti al pranzo in carcere: e anche questi a testimonianza del filo ormai inestricabile che lega carcere, Cena: amicizie e rapporti che vanno ben al di là della città di Padova. C’è Alberto Piatti, segretario generale dell’Avsi. C’è Sandro Ricci, direttore generale del Meeting di Rimini, che illustra il tema dell’edizione 2012: “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”. C’è suor Lia Gianesello, anima e braccia delle cucine economiche popolari di Padova. C’è suor Laura Girotto, cuore e mente e muscoli infaticabili della missione salesiana di Adua in Etiopia e di un ospedale che ancor prima di nascere ha già un milione di utenti potenziali. Storie, progetti che si intersecano, appuntamenti da segnare in agenda.
Quali, li ricorda Graziano Debellini, presidente dell’associazione Santa Lucia. Anzitutto la prossima Cena, che sarà 10 dicembre. Poi, guarda caso, il Meeting di Rimini: qui si terrà la prossima riunione del comitato. E poi, come già nel 2009, un pellegrinaggio in Terrasanta che sarà occasione di gemellaggi, di altri incontri, di nuove trame di carità operosa. Perché alcune storie nascono da un progetto. Altre, le più interessanti, da incontri che portano ad altri incontri.

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