A Chioggia nasce l’Orto sinergico

Coltivato da sei ragazzi seguiti dal Centro di Salute Mentale del Distretto di Chioggia, rappresenta una risposta concreta per molti giovani, la categoria più a rischio nell'ambito delle malattie mentali.

 

Il problema della salute mentale in Italia sta assumendo sempre di più i contorni di una questione di sanità pubblica: entro il 2030, avvertono gli esperti, le patologie psichiatriche saranno infatti le malattie più frequenti a livello mondiale. Tra queste si segnalano come più importanti l'Alzheimer per chi è avanti nell’età e tra le nuove generazioni i disturbi legati all'abuso di alcol e droghe, micidiale se prese assieme. Ed ancora: i disturbi mentali contribuiscono al 26,6% della disabilità totale e riguardano circa 17 milioni di persone. Uno su tre si cura o meglio avrebbe bisogno di cure.

Le statistiche della Regione Veneto degli ultimi anni stanno lì a confermare questa situazione anche nel nostro territorio: dal 2003 al 2016 il trend registra un aumento degli utenti dei servizi psichiatrici da 50.000 a più di 70.000 (il 40% in più), pari a 173 persone ogni 10.000 abitanti. Prevalgono i disturbi affettivi, seguiti dai disturbi nevrotici e dalla schizofrenia, e sono in aumento i disturbi ansioso-depressivi. Interessante però l’andamento sulle modalità di cura: i dati confermano la diminuzione dei ricoveri dal 2000 al 2016 e l’aumento della presa in carico da parte dei servizi territoriali. In Veneto l’80% degli utenti psichiatrici è curato dai servizi territoriali, il 20% negli ospedali. Se guardiamo poi all’aspetto economico, il costo di un paziente psichiatrico è secondo soltanto a quello della persona detenuta e, se rimaniamo in ambito sanitario, la disabilità psichica costa il doppio delle conseguenze dovute al cancro e molto di più dei costi sostenuti per le malattie vascolari.

Inserita in questo quadro, l’iniziativa dell’Orto Sinergico, inaugurata oggi e voluto dall’Area di Salute Mentale di Chioggia dell’Ulss 3 Serenissima su proposta della cooperativa sociale Giotto, si mostra in tutta la sua potenzialità. Non solo propone una riabilitazione lontana dal pregiudizio di uno stigma duro a morire che porta solo ghettizzazione e cronicizzazione della malattia, ma il coinvolgimento di un gruppo di ospiti del CSM con gli operatori del Centro socio-sanitario nella cura dell’orto indica un indirizzo preciso: è possibile creare contesti condivisi dove le modalità di cura non sono solo appannaggio dell’Ulss, ma sono aperte ai contributi dei vari soggetti del territorio in un coinvolgimento, che può divenire davvero sinergico mettendo a fattor comune la ricchezza delle singole diversità. «Questo è un esempio di come si può lavorare assieme - ha puntualizzato il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben, durante l’inaugurazione - per dare una prospettiva di vita e di lavoro a chi è in difficoltà. L’invito è di continuare questo lavoro di collaborazione e di confronto, perché ogni nostra azione, ogni nostro progetto deve avere l’obiettivo di servire al meglio la nostra comunità con molta umiltà. Questo vuol dire ascoltare le persone e accompagnarle con attenzione e sensibilità, ma significa anche farsi accompagnare dalla comunità, perché è necessaria una dinamica di sinergia e di integrazione».

Ma cos’è l’Orto sinergico? A prima vista sembra un binomio strano, quasi un ossimoro. In realtà è il contrario, perché ci dice che il miglior modo per coltivare la terra (l’orto) è farlo appunto insieme. Innanzitutto mettere in sinergia piante diverse in uno stesso luogo, in un rapporto di mutuo soccorso, fino al punto che nel loro ciclo vitale una pianta fertilizza l’altra, proteggendosi a vicenda dagli agenti esterni. In questo caso poi il senso sinergico si dilata perché il progetto dell’Orto sinergico parte dall’idea di mettere insieme persone diverse con lo scopo di sfruttare la ricchezza delle diversità per raggiungere in maniera più efficace e duratura nel tempo la riabilitazione di sé e del proprio vissuto.

In fondo un tentativo di ritorno alle origini, all’armonia della natura, in un tempo in cui i vertiginosi progressi della scienza paradossalmente hanno messo più in luce la fragilità e le ferite dell’uomo più che la forza e le sue possibilità. A tal punto che le analisi della sociologia moderna hanno sempre più messo a nudo la quotidiana esperienza della fatica del vivere dentro una mentalità individualista e al contempo le scoperte della psichiatria non hanno saputo fornirci soluzioni efficaci di fronte a malattie mentali sempre più diffuse e complesse in una società, dove c’è forte smarrimento e il significato dell’esistenza è diventato merce rara.

Entrando nell’aspetto tecnico, il progetto esalta una caratteristica importante del territorio, perché prevede la coltivazione di frutta e verdura tipiche della tradizione orticola di Chioggia (patate, carote, aromi, ecc.). «Naturalmente – ha spiegato Marco Mantovan, responsabile tecnico della cooperativa sociale Giotto che ha progettato e condotto la realizzazione dell’Orto sinergico - abbiamo seguito il metodo di autofertilità ideato dall’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka, basato generalmente su un substrato composto da terra, foglie e paglia. In questo caso però la pacciamatura ha una componente in più, ovvero il “cippato”, ricco di nutrienti, risultato della tritturazione delle ramaglie delle potature che la cooperativa ha eseguito nell’inverno scorso per conto dell’Ulss 3 Serenissima - Sede di Chioggia». La realizzazione dell’Orto sinergico, tra l’altro, è stata proposta dalla Giotto come miglioria progettuale nell’ambito della commessa relativa alla cura delle aree verdi, ottenuta dalla stessa Ulss a seguito dell’aggiudicazione dell’appalto riservato alle cooperative sociali.

«Siamo davvero onorati di contribuire alla realizzazione dell’Orto sinergico - sottolinea Nicola Boscoletto, presidente della Cooperativa sociale Giotto -, non solo per la valenza socio-sanitaria del progetto dal forte carattere innovativo, ma anche perché rappresenta un nuovo importante capitolo della ormai ultraventennale presenza della cooperativa nel territorio di Chioggia a fianco delle persone svantaggiate, dei disabili fisici e psichici. Grazie alla fattiva e duratura collaborazione con l’Ulss, il Comune e le altre istituzioni, abbiamo potuto sviluppare nel corso degli anni tutta una serie di progetti (POM Multiregionale, Coltivare il lavoro, Acua - Un giardino per imparare) che hanno affiancato l’attività delle commesse del verde, garantendo una risposta integrata all’esigenza occupazionale e sociale di tanti soggetti svantaggiati, in particolare psichici, che nel territorio, va ricordato, sono oltre 200. Un centinaio infatti dagli anni ’90 ad oggi sono gli inserimenti lavorativi realizzati (assunzioni, tirocini Aulss, stage con le scuole) di cui 40 svantaggiati (15 psichiatrici). Una presenza lunga e importante, che speriamo possa continuare anche con altre iniziative come l’Orto sinergico».

 

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Il video di ChioggiaAzzurra

 

L'intervento del direttore generale dell'Ulss 3 Giuseppe Dal Ben

 

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