IL PANETTONE DELLA CARITA’ E DELLA SPERANZA
Festa di Natale 2025Nasce in “Casa Giotto”
IL PANETTONE DELLA CARITA’ E DELLA SPERANZA
Quest’anno la festa di Natale l’abbiamo fatta all’Opera della Provvidenza S. Antonio e la cooperativa ha donato l’equivalente della spesa dei doni natalizi alla parrocchia di Gaza e all’Opsa di Rubano. Da questo spirito è nato il Panettone della Carità e della Speranza, e ognuno può contribuire a questo progetto.
Quest’anno alla cooperativa Giotto i doni funzionano al contrario, non saranno i 650 dipendenti a ricevere un dono ma saranno loro a farlo.
È stata quasi una necessità interiore fare qualcosa di concreto per aiutare la popolazione in guerra a Gaza, ma anche donare qualcosa ad una realtà a noi più vicina, l’Opera della Provvidenza di S. Antonio di Sarmeola di Rubano, che da più di 60 anni accoglie persone di ogni età con gravi disabilità, patologie e fragilità, prendendosi amorevolmente cura di loro.
Abbiamo così deciso insieme di donare l’equivalente della spesa per i doni di Natale della Cooperativa a favore della Parrocchia della “Sacra Famiglia” di Gaza e dell’OPSA.
Il clima in cui stiamo vivendo ci ha molto interrogato. Il dilagare dei conflitti, dai più vicini a noi come la guerra tra Russia e Ucraina o tra Israele e la Palestina, ai più lontani come, ad esempio, in alcuni Paesi dell’Africa dove si stanno consumando tragedie violentissime di cui neanche abbiamo idea, non potevano lasciarci indifferenti fino ad arrivare piano piano a farci l’abitudine. Del resto, già in tema di immigrazione se questa notte nel Mediterraneo si annegano 50 persone il naufragio non fa più notizia, come pure le violenze inaudite che si consumano sulle coste libiche e non solo. Del tema della disumanità con cui si trattano le persone in carcere se ne fa solo un uso propagandistico e l’attenzione nei confronti delle persone in disagio sociale (persone con disabilità, con leggere depressioni, con patologie psichiatriche o più semplicemente sole) si esaurisce con semplici slogan. In Italia, anche se le devastazioni non sono materiali (anche se in realtà non è proprio così) e perciò apparentemente non si vedono, stanno lasciando un segno profondo nella nostra società ed in ciascuno di noi. A questo proposito al recente Giubileo dei Poveri dove abbiamo partecipato con una trentina di persone della Giotto Papa Leone sottolineava:
“…Quante povertà opprimono il nostro mondo! Sono anzitutto povertà materiali, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani. E il dramma che in modo trasversale le attraversa tutte è la solitudine. Essa ci sfida a guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine.
Perciò vogliamo essere attenti all’altro, a ciascuno, lì dove siamo, lì dove viviamo, trasmettendo questo atteggiamento già in famiglia, per viverlo concretamente nei luoghi di lavoro e di studio, nelle diverse comunità, nel mondo digitale, dovunque, spingendoci fino ai margini e diventando testimoni della tenerezza di Dio.” “Agli operatori della carità, ai tanti volontari, a quanti si occupano di alleviare le condizioni dei più poveri esprimo la mia gratitudine, e allo stesso tempo il mio incoraggiamento ad essere sempre più coscienza critica nella società…».

Come cooperativa Giotto abbiamo sentito tutta la responsabilità e il desiderio di cercare di non diventare cinici, di vivere un senso di totale impotenza o ancor peggio di schierarsi pro o contro qualcuno. Abbiamo sentito la necessità di interrogarci e di sollecitare tutti i nostri dipendenti a tenere accese le domande vere che escono dal cuore di ciascuno. Abbiamo fatto proprio l’invito del Patriarca Latino di Gerusalemme Pierbattista Card. Pizzaballa che dialogando con alcuni studenti che chiedevano “se veramente è possibile costruire la pace”, ha risposto così: “Se l’obiettivo è la pace nel mondo saremo sempre un po’ frustrati. Non voglio sembrare pessimista, ma è così. Io voglio costruire la Pace non perché voglio ottenere un obiettivo, ma perché è un dono che ho ricevuto e che voglio condividere. La Pace nasce da un desiderio personale, interiore, da un’esperienza che ho fatto e che diventa contagiosa… C’è un’altra cosa importante: io non voglio permettere al corso degli eventi qui di cambiare me.”
Con questo desiderio il 7 ottobre, ricorrenza del folle e macabro attentato di Hamas, abbiamo proposto ai nostri dipendenti di ascoltare la testimonianza di due mamme, una israeliana e una palestinese, che avevano entrambe perso un figlio. Due mamme come tante altre che hanno avuto il coraggio di guardarsi in faccia e abbracciarsi, iniziando un vero e profondo percorso di riconciliazione per i loro figli e per loro stesse.

Anche da qui è nata l’idea del “Panettone della Carità e della Speranza”. In consiglio di amministrazione e tra i vari responsabili abbiamo iniziato a parlare dei regali di Natale con il desiderio di non dimenticare, di tenere deste le domande sul senso di tutto quello che sta accadendo, lontano ma anche vicino. Ci siamo interrogati su cosa fare del consueto “Pacco di Natale” e abbiamo deciso di rinunciarci per donarlo, come accennavamo, a due situazioni particolari. Da una parte alla parrocchia della Sacra Famiglia della Striscia di Gaza, come gesto di attenzione e di speranza perché quelle persone sentano che c’è qualcuno che vuol bene loro. Dall’altra all’Opera della Provvidenza di S. Antonio (lo storico Cottolengo della diocesi di Padova), un’opera straordinaria di carità a noi più prossima.
Carità e Speranza di cui la nostra società e ogni persona ne ha estremamente bisogno per poter vivere e non sopravvivere.

Ma non finisce qua. Sempre in CdA qualcuno ha suggerito che comunque sarebbe stato bello fare avere a tutti i dipendenti un dono nel giorno dei nostri consueti auguri di Natale. È quindi non poteva esserci dono migliore del panettone. Ma come fare a non togliere i soldi da donare? Quando il desiderio è buono la Provvidenza aiuta. La facciamo breve, abbiamo spiegato la nostra scelta al famosissimo maestro pasticcere Luigi Biasetto e a sua moglie Sandra che si sono resi subito disponibili ad aiutarci e assieme all’imprenditore Andrea Muzzi dell’omonima Antica Pasticceria Muzzi abbiamo dato vita al “Panettone della Carità e della Speranza”. Bisognava però dare un vestito al panettone con un messaggio che ci aiutasse a comunicare la nostra scelta, ma una semplice telefonata ad un altro imprenditore ha risolto la questione: Francesco Bernardi della Nuova Grafotecnica ha risposto di sì senza esitazione. E così ad un costo contenutissimo abbiamo potuto donare a tutti i nostri dipendenti per Natale il Panettone. Quest’anno possiamo proprio dire che il momento di auguri in Giotto è stato proprio speciale, profondo e bello.
Risultato? Tutti assieme doneremo 70.000 euro, metà alla Parrocchia di Gaza e metà all’OPSA. Con un impatto virtuoso inatteso: molti ospiti e amici hanno iniziato a dare anche il loro contributo. Le cose buone e sincere non finiscono mai e alla fine inaspettatamente è più quello che si riceve di quello che si dona.













