Primo maggio - S. Giuseppe lavoratore. Il segreto per santificare il lavoro

I° maggio - S. Giuseppe lavoratore

Il segreto per santificare

il lavoro

1° maggio. Un giorno che racchiude in sé diversi significati, anche se ha finito per prevalere, dal 1889 in poi, quello della Festa dei Lavoratori, nata in seno al Congresso di Parigi che inaugurò la Seconda Internazionale. Si volevano allora ricordare i sanguinosi fatti di tre anni prima a Chicago, quando i sindacati proclamarono lo sciopero per ottenere la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Non bisogna però dimenticare che il 1° maggio 1955 Pio XII istituì la Festa di San Giuseppe lavoratore, per dare al mondo del lavoro il suo patrono, il suo protettore davanti alle nuove problematiche e alle nuove sfide che la società del dopo guerra stava affrontando con il boom economico.

Per questo con alcuni colleghi e amici della Giotto abbiamo pensato ad una iniziativa da fare assieme il 1° Maggio Festa dei Lavoratori, portando nel cuore le motivazioni che portarono Papa Pio XII nel 1955 ad arricchire e valorizzare questa giornata di festa.

Un gesto semplice che ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone: un pellegrinaggio a piedi dalla sede della Giotto con meta finale la Basilica di Sant’Antonio, dove partecipare alla Messa, a cui sono seguite una preghiera a san Giuseppe davanti alla sua Cappella e un’agile colazione insieme in uno dei chiostri della Basilica. Al ritorno in sede, sempre a piedi, un gruppetto ha completato la giornata di condivisione con un allegro pranzo al sacco.

 

Lettera d’invito

L’omelia di padre Alberto Tonello



Giardini Terapeutici per malati di Alzheimer - Vatican news 130224

La terapia del verde contro l’Alzheimer

Vatican News - 13 febbraio 2024

Il progetto dei Giardini Terapeutici del Centro Teresa di Calcutta a Padova è stato studiato, certificato e infine premiato. A contatto con querce, allori e rosmarino, i pazienti con demenza ritrovano ricordi, funzioni cognitive compromesse come il linguaggio, migliorano il tono dell’umore e soprattutto fanno minor uso di farmaci. Il direttore: “la natura è un grembo capace di accogliere, generare, curare”

Anticorpi monoclonali, molecole intelligenti in grado di ripulire il cervello dall’accumulo di Beta-Amiloide, farmaci in fase sperimentale messi a punto nei laboratori d’oltreoceano, onde transcraniche per risvegliare ricordi, training cognitivi supportati dalla realtà virtuale, la verità è che per l’Alzheimer, nonostante gli sforzi inarrestabili della ricerca, ancora non esiste una cura, se non quella che gli esperti chiamano di “contenimento” e rallentamento della malattia. E quando il declino cognitivo patologico entra in una casa, quando la demenza investe un nonno, una nonna, un genitore, una persona cara, l’unica cosa che vien voglia di fare, lungi dal seguire sfiancanti triage ospedalieri, è quella di fermare il tempo e smettere di lottarci. Accade qui, a Rubano in provincia di Padova, nei Giardini Terapeutici del Centro Casa Madre Teresa di Calcutta, dove il verde rigenera e cura, e la vita di pazienti e caregiver scorre in uno stato di ritrovata normalità.  Giovanni con le mani nei vasi accudisce i suoi semi e sa che una volta piantumati deve innaffiarli e si ricorda di controllarli ogni giorno, come si fa con un fratello, un amico, di cui si segue la salute. Anna cammina fino al grande ciliegio. D’improvviso alza la testa, respira profondamente, un guizzo negli occhi. Proprio sopra di lei uno scoiattolo saltella tra i rami. E un sorriso la illumina. Piero si aggira tra i cespugli in fiore, arriva al rosmarino, lo prende tra le mani, l’annusa, tuffa il viso tra i rametti, sembra felice, sereno. Rina da quando ha messo piede nel Giardino Terapeutico ha recuperato tutti i ricordi del suo giardino di casa, di quand’era giovane, è convinta di essere proprio lì, vuole occuparsene da sola. Perciò gli operatori le lasciano il suo spazio, senza la presenza di altri pazienti. Odori, colori, contatto con alberi, fiori, piante aromatiche è la terapia che si è dimostrata efficace per i malati di Alzheimer, premiata da Innovation Lab e, a livello internazionale, dall’Urban Innovation and Entrepreneurship di Sidney. Un progetto, quello di Padova, conosciuto come progetto Verbena (Verde e benessere Alzheimer) che dopo due anni di sperimentazione, ha benefici certificati dallo studio del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova e dal Tesaf, ideato da Giotto Cooperativa Sociale e Opsa (Opera Provvidenza Sant’Antonio), Dipartimento di Psicologia Generale e Dipartimento di sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova. E poi due libri, “Curarsi del Verde” e “Salvarsi con il verde”, pubblicati con le linee guida e i risultati della sperimentazione.

Più memoria, meno ansia

“Dopo il Giubileo del 2000 – dice monsignor Roberto Ravazzolo, direttore dell’Opsa e del Centro Madre Teresa – la diocesi si è interrogata su quali fossero i bisogni emergenti e si è resa conto che non esistevano dei centri specifici e dedicati a queste persone affette da disturbi cognitivi e alle loro famiglie. La prima pietra della Casa Madre Teresa è stata posta proprio nel 2000, poi con l’impegno di tutti, e la visione profetica di don Roberto Bevilacqua dell’Opsa, che era medico, la struttura ha iniziato a funzionare nel 2006 e attualmente accoglie 34 persone in due centri residenziali e 50 in due centri diurni. Le attività sono tantissime, tutte supportate da medici, psicologi e operatori esperti, ma potremmo dire che i Giardini, inizialmente pensati per offrire solo dei momenti di svago e passeggiate, per essere mero elemento di decoro della Casa stessa, sono diventati la vera ratio di questo luogo”. Sì perché più tempo passano tra querce e allori, ulivi, aceri e magnolie, più i pazienti recuperano la memoria. Una specie di miracolo di fronte al quale, figli e coniugi non riescono a trattenere le lacrime. Ma non è tutto. I benefici sono molteplici: i pazienti si mostrano più autonomi, meno ansiosi e irrequieti, meno apatici e depressi, maggiormente propensi alla socialità capace di riattivare funzioni cognitive importanti come il linguaggio e il ragionamento, ma soprattutto, sostiene lo psicologo del Centro, il dottor Andrea Melendugno, si riducono in modo consistente i farmaci, una sfilza, utilizzati per questa patologia. A dirla tutta sembrerebbe che il verde ‘ragionato’ di questo luogo abbia quasi il potere di riparare neuroni danneggiati, di crearne di nuovi, proprio come i germogli della Primavera.

La realizzazione dei giardini

Tanti ettari, all’incirca 22, di cui i Giardini (tre in tutto) sono solo una piccola porzione, una specie di “hortus conclus”, per usare un’espressione biblica, eppure i pazienti non possono perdersi perché, anche se ampi e variegati, i percorsi sono circolari, tornano cioè sempre al punto di partenza. Tutto qui è studiato nei minimi dettagli non per “assecondare” la malattia, ma per curarla: le piante, la collocazione, la divisione degli spazi, la tipologia dell’orto. Le scelte sono curate dal garden designer internazionale Andrea Mati, specializzato in aree verdi per persone con fragilità. “La frontiera ultima è la cura del paziente – spiega ancora monsignor Ravazzolo – . Questa non è una RSA dove le persone affette da Alzheimer vengono ‘parcheggiate’ o solamente accudite. Basta pensare che prima di allestire il Giardino abbiamo individuato 480 ricerche sul tema, è stata fatta un’attenta ricognizione del luogo, una selezione accuratissima delle piante, perché ogni pianta, ogni albero deve avere una determinata forma, un preciso sviluppo, persino la proiezione dell’ombra degli alberi è stata studiata ad hoc. Per i malati di Alzheimer infatti l’ombra è spaventosa, non fa altro che peggiorare l’inspiegabile sensazione di ‘buco nero’ che vivono nella propria mente e che alimenta ansia e depressione”.

Sostenibilità, riconoscibilità, biodiversità

Attualmente ci sono 138 differenti specie vegetali e sono tutte del territorio. Non si può infatti costruire un giardino con piante che vivono in un’altra regione, bisogna tenere in considerazione il clima, l’esposizione al sole, l’umidità e la composizione del terreno. Inoltre se un malato ha a che fare con un elemento vegetale proprio del territorio, vive uno stato di maggiore sicurezza, conosce e riconosce quell’elemento e può persino arrivare a recuperare ricordi d’infanzia. Quindi il ficus, l’olmo, il corbezzolo, l’acero, ciliegi e melograni che riempiono giardini e campagne del Veneto, creano un ambiente riconoscibile e familiare in chi ha perso i ricordi. Così anche timo, salvia, alloro, rosmarino sono richiami cognitivi importanti. La selezione delle piante è fondamentale per la memoria. “Dopo una prima fase di ricognizione – prosegue il direttore – si è passati a quella di sperimentazione con due ricerche sul campo, una per i residenti e una per gli ospiti del centro diurno. In tutto sono stati coinvolti 45 ospiti in maniera attiva, includendo praticamente tutti gli stadi della malattia, dallo stadio più lieve a quello moderato al più grave. Sono state coinvolte equipe multidisciplinari e anche un gruppo di familiari per individuare insieme i criteri di rimpianto e azione, ne sono seguite pubblicazioni dei risultati su riviste scientifiche internazionali, una monografia del progetto che ora è un manuale di uso per chi sta cercando di fare quello che abbiamo fatto noi e in particolare grandi passi avanti nella cura”. Dietro la scelta delle piante, rigorosamente autoctone, si celano altri due motivi oltre alla riconoscibilità da parte degli ospiti. Ovvero la sostenibilità e il recupero della biodiversità che l’azione demolitrice dell’uomo sta facendo scomparire. “Il tema della sostenibilità è molto importante, piantare un giardino vuol dire anche garantire la manutenzione e questo ha dei costi. Il giardino per essere efficace deve essere ben manutenuto. Dalla biodiversità inoltre arrivano anche gli stimoli più idonei per i malati, oltre ovviamente a nutrire l’ambiente”, avverte il dottor Melendugno.

Fruizione libera e autonoma

Da allora la sperimentazione non si è mai fermata, il verde è cresciuto, i Giardini Terapeutici si sono riempiti di alberi, i pazienti hanno iniziato a vivere tra la natura, a stare sempre meglio. E i risultati sono arrivati. “All’inizio – sottolinea Nicola Boscoletto, presidente della Cooperativa Giotto che ha seguito e tutt’ora si occupa della realizzazione dei Giardini – gli studi erano pionieristici, è stata una grande sfida. Ma sempre di più negli ultimi anni, anche grazie al nostro progetto, c’è stata la conferma che l’interazione di persone con Alzheimer e altri tipi di demenza con parchi e giardini opportunamente realizzati, favorisce la rigenerazione delle risorse cognitive”. Nei Giardini i malati possono passeggiare in qualsiasi momento, senza orari, anche di notte per chi soffre d’insonnia, da soli, in autonomia, o con gli operatori: una fruizione totalmente libera. Sotto i calicanto e tra i corbezzoli incontrano amici e parenti, stanno seduti all’aperto, coltivano l’orto e i fiori. Oppure ci sono proposte organizzate: la musicoterapia, il giardinaggio, attività sensoriali. Anche in carrozzina ci si può occupare del giardino e dell’orto, grazie a spazi sopraelevati, ad altezza di persona seduta.

La natura è un grembo che accoglie e genera

“Pensando a questi Giardini – aggiunge don Roberto – ho l’immagine della natura come di un grembo che accoglie e genera vita e non posso non pensare a ciò che ci dice Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. L’uomo è esso stesso parte della natura. Noi a volte pensiamo la natura come qualcosa di estraneo rispetto all’uomo, di cui l’uomo è spettatore, ma non dimentichiamo che ognuno di noi è parte di questo amore creativo di Dio che dà vita a tutte le cose. E quindi nel testo del Pontefice, veramente noi abbiamo trovato il ‘La’ teologale che consente di cogliere questa connessione e di spiegare oltre gli approfondimenti psicologici, botanici, terapeutici, in una prospettiva teologica, il perché di questo. Attraverso la natura riusciamo a prenderci cura di malati troppo spesso dimenticati o affidati solo alle amorevoli ma sfiancanti cure dei familiari. Qui al Centro Madre Teresa vediamo realizzarsi quel connubio vincente tra uomo e ambiente di cui parla il Santo Padre, fino ad avere l’evidenza di una cura”. “Cura, fragilità e comunità, rimarca il dottor Melendugno, sono le tre parole chiave che emergono dal nostro progetto e che attingono direttamente all’enciclica di Papa Francesco. E quando parliamo di comunità non facciamo riferimento solo alla comunità di persone, ma anche a quella delle piante. Le piante che si trovano nei Giardini Terapeutici devono poter coesistere tra di loro e garantire ai nostri ospiti un ambiente favorevole, capace di dialogare e interagire con loro, per curare e apportare benefici”.

Meno assistenzialismo, più sostenibilità

Insomma, il Giardino Terapeutico è davvero un presidio sanitario a tutti gli effetti. Ne hanno beneficio gli ospiti, ma anche il personale che lavora nella struttura, e, cosa non da poco i familiari. La svolta che può operare è una politica di scelte meno assistenzialistiche, ma sostenibili e generative. L’obiettivo è il benessere della persona, fare stare meglio sia i malati che le famiglie. E sono proprio le famiglie a dare riscontri positivi, ripetendo che vedono i loro cari sereni come non lo erano da tempo. Il risultato finale del progetto Verbena sono le linee guida certificate per allestire e utilizzare i giardini terapeutici nelle strutture per anziani: “Padova – conclude don Roberto Ravazzolo – vuole essere apripista, esempio per un cambiamento concreto della qualità di vita nelle Rsa”.

Cecilia Seppia


Il servizio civile universale anche Giotto Cooperativa Sociale!

Il servizio civile universale anche in Giotto Cooperativa Sociale!

Rivolto a psicologhe e psicologi che desiderano fare l’esperienza di servizio civile universale!
Anche Giotto Cooperativa Sociale partecipa al programma ospitando due volontari.
I riferimenti per candidarsi, nella locandina


Giardini Terapeutici per malati di Alzheimer - Buone Notizie 14/11/23

I Giardini terapeutici

tra querce, allori e rosmarino

il contrasto green all’Alzheimer

Buone Notizie - 14 novembre 2023

Da Padova il progetto del Centro Teresa di Calcutta è stato studiato, certificato e premiato. Minor uso di farmaci, ricordi che tornano, pazienti (e familiari) più sereni

Anna cammina fino al grande ciliegio. D’improvviso alza la testa, respira profondamente, un guizzo negli occhi. Proprio sopra di lei uno scoiattolo saltella tra i rami. E un sorriso la illumina. Piero si aggira tra i cespugli in fiore, arriva al rosmarino, lo prende tra le mani, l’annusa, tuffa il viso tra i rametti, sembra felice.

Una mattinata come tante nei Giardini Terapeutici del Centro Casa Madre Teresa di Calcutta a Rubano (Padova), dove il verde cura. Un benessere che cambia e migliora la qualità della vita alle persone con Alzheimer, demenza senile, disturbi cognitivi, riduce l’utilizzo di farmaci, tranquillizza, evoca ricordi che sembravano sepolti, fa sentire bene insomma.

Odori, colori, contatto con alberi, fiori, piante aromatiche è la terapia che si è dimostrata efficace su pazienti e caregiver, premiata da Innovation Lab e a livello internazionale dall’Urban Innovation and Entrepreneurship di Sidney. Un progetto, quello di Padova, che dopo due anni di sperimentazione, ha benefici certificati dallo studio del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova e dal Tesaf, con Giotto Cooperativa Sociale. E due libri, «Curarsi del Verde» e «Salvarsi con il verde», pubblicati con le linee guida e i risultati della sperimentazione.

Tanti ettari di verde, alberi, fiori, piante, orti, tutto in sicurezza tra querce, ulivi, aceri, magnolie: i pazienti non possono perdersi perché, anche se ampi, i percorsi sono circolari, tornano sempre al punto di partenza.

I giardini terapeutici di Padova nascono dal progetto Verbena (Verde e benessere Alzheimer), ideato e realizzato da Cooperativa Sociale Giotto con Opsa (Opera Provvidenza Sant’Antonio), Dipartimento di Psicologia Generale e Dipartimento di sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova. Nel 2005 la scintilla che ha portato ad avviare a CasaMadre Teresa di Calcutta a Rubano i primi percorsi nel verde, grazie anche alla sensibilità di don Roberto Bevilacqua dell’Opsa, che era medico.

Da allora la sperimentazione non si è mai fermata, il verde è cresciuto, i giardini terapeutici si sono riempiti di alberi, i pazienti hanno iniziato a vivere tra la natura, a stare sempre meglio. E i risultati sono arrivati

Oggi la terapia del verde continua con don Roberto Ravazzolo, direttore dell’Opsa e con la Cooperativa Sociale Giotto. «All’inizio – sottolinea Nicola Boscoletto, presidente della Cooperativa Giotto – gli studi erano pionieristici, è stata una grande sfida. Ma sempre di più negli ultimi anni, anche grazie al nostro progetto, c’è stata la conferma che l’interazione di persone con Alzheimer e altri tipi di demenza con parchi e giardini opportunamente realizzati, favorisce la rigenerazione delle risorse cognitive».

Nulla è lasciato al caso: le piante, la collocazione, la divisione degli spazi, la tipologia dell’orto. Le scelte sono curate dal garden designer internazionale Andrea Mati, specializzato in aree verdi per persone con fragilità. Ad esempio, non possono esserci alberi con ombre troppo estese, perché il nero, le macchie scure, sono percepiti dalle persone con Alzheimer come voragini e spaventano. «Perdere il passato, non riconoscere i parenti, getta i malati nello sconforto, nella paura e nella depressione. La natura li accoglie e rasserena».

Nei Giardini i malati possono passeggiare in qualsiasi momento, senza orari, anche di notte per chi è insonne, da soli, in autonomia, o con gli operatori: una fruizione totalmente libera. Sotto i calicanto e tra i corbezzoli incontrano amici e parenti, stanno seduti all’aperto o passeggiano, coltivano l’orto e i fiori. Oppure ci sono proposte organizzate: la musicoterapia, il giardinaggio, attività sensoriali. Anche in carrozzina ci si può occupare del giardino e dell’orto, grazie a spazi sopraelevati, ad altezza di persona seduta.

Rina da quando ha messo piede nel Giardino Terapeutico ha recuperato tutti i ricordi del suo giardino di casa, di quand’era giovane, è convinta di essere proprio lì, vuole occuparsene da sola. Perciò gli operatori le lasciano il suo spazio, senza la presenza di altri pazienti. E ha ritrovato benessere e voglia di vivere.

«Ogni specie scelta per i Giardini Terapeutici – spiega Andrea Basso, vicepresidente della Cooperativa Giotto – è strettamente legata al territorio, in modo da evocare nelle persone con Alzheimer ricordi sulla vita passata. Quindi il ficus, l’olmo, il corbezzolo, l’acero, ciliegi e melograni che riempiono giardini e campagne del Veneto, creano un ambiente riconoscibile e familiare in chi ha perso i ricordi. Così anche timo, salvia, alloro, rosmarino sono richiami cognitivi importati. Tra quarant’anni cambierà la tipologia del verde, perché i giovani di oggi hanno più familiarità con altre piante».

E ancora: maneggiare la terra, innaffiare, lavorare nell’orto rilassa le persone con demenza e disturbi del comportamento, valorizza le competenze che ancora restano, migliora la vita quotidiana.

Boscoletto ribadisce: «ll Giardino Terapeutico è un presidio sanitario a tutti gli effetti. Ne hanno beneficio gli ospiti, ma anche il personale che lavora nella struttura, i familiari. Porta a risparmiare sui farmaci, la svolta è una politica di scelte meno assistenzialistiche, ma sostenibili e generative. L’obiettivo è il benessere della persona, fare stare meglio sia i malati che le famiglie. E sono proprio le famiglie a darci riscontri positivi, ci ripetono che vedono i loro cari sereni come non lo erano da tempo».

Il risultato finale del progetto Verbena sono le linee guida certificate per allestire e utilizzare i giardini terapeutici nelle strutture per anziani: «Padova vuole essere apripista, esempio per un cambiamento concreto della qualità di vita nelle Rsa».

Francesca Visentin


Giardini Terapeutici per malati di Alzheimer - TG 2 Medicina 33 23/10/23

I Giardini terapeutici per i malati

di Alzheimer a Casa Madre Teresa

TG2 Medicina 33 - 23 ottobre 2023

Il progetto Verbena, nato dalla sinergia tra Giotto cooperativa sociale, Università di Padova (Dipartimento di Psicologia generale e Dipartimento Agro-forestale) e Centro Servizi Casa Madre Teresa di Calcutta di OPSA, ha indagato in due anni di sperimentazione i contenuti di cura dei Giardini Terapeutici per i malati di Alzheimer, in particolare i criteri per la progettazione. Verbena ha messo in luce che i GT producono benefici significativi: i pazienti tendono a ricordare di più il passato, a riconoscere di più le persone, ma anche a essere meno ansiosi, meno depressi e meno agitati e con meno di farmaci.


Inaugurazione sede di Alcamo - Scene da una festa

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Nord e Sud assieme al Sud

10 giugno 2023:

Inaugurazione sede di Alcamo

"Nord e Sud assieme al Sud"

Una trentina di operatori della Giotto cooperativa sociale si sono trasferiti in questi giorni ad Alcamo, in provincia di Trapani. Qui hanno inaugurato sabato 10 giugno una nuova sede della cooperativa padovana, frutto di una partnership con altre realtà sociali siciliane – Cooperativa Sociale Rossa Sera e Associazione Promozione Umana – all’interno dell progetto “Nord e Sud assieme al Sud”, che intende produrre concreti scambi di competenze ed esperienze tra realtà del Nord e del Sud Italia, ed è sostenuto anche grazie a “Fondazione con il Sud”, e a un nucleo di persone e società private che hanno così dimostrato di credere nelle finalità di questa nuova attività.

A due anni dall’avvio dell’idea progettuale e ad un anno dalla partenza ufficiale dell’iniziativa “Nord e Sud assieme al Sud” gli incoraggianti risultati raggiunti ci hanno spinto a dare evidenza di questa prima fase del cammino.

La nuova sede di Alcamo della Cooperativa Giotto ospita infatti oggi un call center per la gestione e l’assistenza di servizi digitali alle imprese, (firma digitale, PEC, fatturazione elettronica e Spid), che vede la presenza di formatori della Giotto e di un numero crescente di dipendenti del territorio alcamese.

Come dicevamo è solo grazie al contributo di tanti che è stato possibile realizzare questo sogno, senza il sostegno di enti e persone che hanno creduto in noi, Giotto non sarebbe sbarcata in Sicilia. Ad oggi sono circa 33 le persone che hanno trovato una prospettiva lavorativa. Alcune persone sono in misura alternativa al carcere, altre appartengono alle categorie svantaggiate o in disagio sociale. La collaborazione con l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Trapani, come pure con i servizi sociali del comune di Alcamo e dei servizi sociosanitari del territorio sono stati fondamentali.

Come ripete spesso Papa Francesco “Solo il lavoro dà dignità”. È il lavoro che realizza, è il lavoro che compie la persona, è il lavoro che ti rende protagonista delle tue scelte e che ti fa portare un contributo al bene di tutti. Il lavoro, quello vero, è una delle cose più preziose che abbiamo, ci aiuta a realizzarci e realizzandoci ci permette di costruire oltre il proprio bene anche di portare un contributo a quello degli altri. Nella nostra piccola comunità lavorativa di Alcamo già due persone hanno costruito una nuova famiglia, un bambino è già nato ed uno è in arrivo. Questo per noi è motivo di grande felicità. Le 33 persone/famiglie che oggi sono impegnate in queste attività sono il vero e proprio motore della riuscita. Il loro entusiasmo, la loro passione ha riportato la Giotto indietro di 37 anni, cioè al 1986, anno in cui alcuni giovani hanno fondato la cooperativa.

Non saremmo mai riusciti a realizzare questo sogno se non avessimo trovato, ormai da tempo, dei partner, o meglio compagni di viaggio ormai diventati amici, con cui costruire assieme qualcosa. È sempre Papa Francesco che ci viene in aiuto: “Nessuno si salva da solo; siamo sulla stessa barca”, parole che per noi sono una realtà e non un discorso. Senza la collaborazione con la cooperativa sociale Rossa Sera e l’Associazione Promozione Umana, non avremmo realizzato questo sogno. Questa è una opportunità di alcuni per tutti.

La nostra è una cooperativa sociale di tipo B, di inserimento lavorativa vero, non di assistenzialismo, noi non proponiamo assistenza o posti di lavoro che rimangono in piedi solo con i contributi. Nel nostro piccolo proponiamo di portare avanti assieme un lavoro, economicamente e socialmente sostenibili, attraverso regolari commesse. Per il bene nostro, dei nostri figli e per il mondo.

Sabato 10 giugno presso la nostra sede di Corso dei Mille 36 ad Alcamo, alla presenza di oltre 100 persone e delle autorità civili e religiose locali, è stata l’occasione per illustrare a decisori pubblici e operatori del settore gli incoraggianti risultati raggiunti nei primi due anni di attività della nuova start up.

Dal clima che si è respirato e dai volti di chi era presente era evidente la soddisfazione, l’orgoglio e la consapevolezza di avere gettato le fondamenta di un qualcosa di buono non solo per oggi ma soprattutto per il futuro.

Nord e Sud assieme al Sud | TeleOne 120623

Nord e Sud assieme al Sud | 7Gold 060723

Nord e Sud assieme al Sud | Interviste

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Giardini Terapeutici per malati di Alzheimer - TG1 11/06/23

I Giardini terapeutici per i malati

di Alzheimer a Casa Madre Teresa

TG1 - 11 giugno 2023

Il progetto Verbena, nato dalla sinergia tra Giotto cooperativa sociale, Università di Padova (Dipartimento di Psicologia generale e Dipartimento Agro-forestale) e Centro Servizi Casa Madre Teresa di Calcutta di OPSA, ha indagato in due anni di sperimentazione i contenuti di cura dei Giardini Terapeutici per i malati di Alzheimer, in particolare i criteri per la progettazione. Verbena ha messo in luce che i GT producono benefici significativi: i pazienti tendono a ricordare di più il passato, a riconoscere di più le persone, ma anche a essere meno ansiosi, meno depressi e meno agitati e con meno di farmaci.


Convegno nazionale sui Giardini Terapeutici

CURARSI CON IL VERDE

DAL PROGETTO VERBENA LE LINEE GUIDA PER I GIARDINI TERAPEUTICI

Conclusa la sperimentazione del giardino terapeutico per persone con demenza al Centro Casa Madre Teresa di Calcutta di Rubano (PD).

Due anni di ricerche in collaborazione con l’Università dimostrano l’efficacia su pazienti e caregiver. Il prototipo premiato in Italia da Innovation Lab e risultato terzo al mondo all’Urban Innovation and Entrepreneurship 2021di Sidney che valuta le start up più innovative. I risultati della sperimentazione, con la visita al giardino terapeutico e le linee guida per la costruzione dei Giardini Terapeutici per le persone con Demenza, in particolare affette da Alzheimer 

Fin dall’inizio del suo operato l’allora direttore dell’Opera della Provvidenza S. Antonio (O.P.S.A.)  di Rubano – opera impegnata nell’accoglienza e cura amorevole delle persone con grave disabilità intellettiva accompagnata spesso da altre forme di disabilità – Don Roberto Bevilacqua, con la sua sensibilità anche di medico, ha immaginato che attraverso la bellezza e la cura del verde si potevano dare risposte qualitativamente rilevanti al percorso terapeutico delle persone. Nel 2005 viene realizzato un primo giardino nella “Casa Madre Teresa di Calcutta”, struttura pensata appositamente per accogliere e seguire persone affette da demenza o Alzheimer. Tale realizzazione viene affidata alla Cooperativa Sociale Giotto, che oggi a distanza di quasi 18 anni vede il raggiungimento di un grande traguardo. Dopo oltre due anni di studi sviluppati in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia Generale e il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova, emergono le prime evidenze scientifiche.

Nel 2006 “Casa Madre Teresa di Calcutta”, diretta emanazione dell’OPSA, apre le proprie porte e il centro polifunzionale inizia ad accogliere le prime persone malate di Alzheimer e le loro famiglie. Nel frattempo, alcuni studi neurologici realizzati soprattutto nel nord Europa iniziano a raccogliere dati che indicano come la cura attraverso il verde possa avere ricadute significative sul benessere in particolare delle persone con disabilità intellettive. L’incontro tra la Cooperativa Giotto ed Andrea Mati, che a sua volta aveva sperimentato gli effetti positivi della terapia “verde” nelle persone con dipendenze o disabilità, dalle comunità di San Patrignano alla Don Gelmini, ha condotto all’ipotesi di supportare con studi scientifici, in Italia quasi completamente assenti, queste evidenze empiriche.

E’ nato così, grazie anche al supporto dell’attuale direttore dell’OPSA Don Roberto Ravazzolo, il progetto Ver.Be.nA, acronimo di Verde e benessere nell’Alzherimer. La pandemia del Covid-19 ha rallentato il percorso del progetto, che non si è comunque fermato. VERBENA segue il precedente progetto denominato ESPERIDE, nato da una sfida lanciata da Giotto nel 2019 grazie alla Fondazione dell’Università di Padova, UNISMART. Una sfida che partendo dai dati presenti nella letteratura internazionale ha dato origine ad un prototipo di giardino terapeutico basato su quanto realizzato fino a quel momento presso “Casa Madre Teresa di Calcutta”. Il progetto è stato prima premiato in Italia al Contamination Lab del 2020 con il secondo posto e successivamente selezionato per la competizione mondiale Urban Innovation ed Enterpreneuroship 2021 di Sidney dove ha ottenuto la medaglia di bronzo nel mondo.

Durante il convegno “Il ruolo del verde e dei giardini terapeutici nella cura delle persone con demenza” sono stati presentati i risultati di VERBENA, complesso progetto sperimentale della durata di oltre due anni sviluppato dal Dipartimento di Psicologia Generale e dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova, Giotto Cooperativa Sociale e O.P.S.A presso il C.S. per persone con demenza Casa “Madre Teresa di Calcutta”. E’ stata fatta una revisione sistematica della letteratura scientifica esistente sull’uso del verde come terapia non farmacologica nelle persone con demenza e, in particolare, sui effetti benefici dei giardini terapeutici all’interno delle strutture di cura. In sintesi dalla revisione è emersa l’esistenza di sostanziali evidenze a favore dell’uso dei giardini terapeutici per le persone con demenza e la possibilità che offrono di modificare in positivo molti aspetti della qualità della vita, senza però un approfondimento delle caratteristiche funzionali. È stata poi realizzata una ricognizione sulla presenza di giardini terapeutici nel nord Italia. Sono state contattate per questo più di 2000 strutture in Italia, riscontrando un numero importante di aree verdi e soprattutto un’esigenza maggiore di riqualificazione delle stesse laddove l’utilizzo, spontaneo o attivo che sia, è più intenso. Inoltre, sono state tracciate le Linee guida sulla scelta delle specie botaniche da utilizzare nei giardini: con piante legate al territorio che possano essere riconosciute dai pazienti perché legate alla loro biografia o al contesto socioculturale che hanno vissuto nella loro storia personale.

La prima sperimentazione si è basata sull’uso spontaneo del giardino da parte degli ospiti: pazienti, familiari, staff, rilevando da subito ricadute positive a livello cognitivo, affettivo e comportamentale, ma anche evidenziando che i giardini rispondono ad esigenze diverse a seconda del grado di compromissione delle persone. La seconda fase sperimentale ha indagato gli effetti dell’uso attivo attraverso un intervento di orticoltura abbinato a tecniche di stimolazione cognitiva secondo un protocollo realizzato ad hoc. I cassoni rialzati per l’attività orticola sono diventati un punto d’interesse vivo per i pazienti selezionati per la sperimentazione, suscitando allo stesso tempo una generale attrattiva sugli altri ospiti della struttura, con ricadute non solo nelle persone con demenza lieve, ma anche su quelle più compromesse. Maneggiare il terreno, innaffiare le piante e utilizzare gli attrezzi dell’orto si sono rivelate attività che hanno fatto emergere effetti significativi sul rilassamento delle persone con demenza severa e con disturbi del comportamento e hanno stimolato la collaborazione in coloro che solitamente sono poco inclini a interazione. Inoltre, si è rinforzata l’autodeterminazione dei partecipanti coinvolti in una attività che valorizza le loro competenze residuali. Le sperimentazioni hanno evidenziato miglioramenti in uno o più ambiti della vita quotidiana, comportamento, minor somministrazione di farmaci, cadute, agitazione e qualità della vita, stress, depressione/umore, funzionamento cognitivo, consapevolezza di sé.

Sono state così tracciate le nuove linee guida in un vademecum che racchiude le indicazioni operative del ruolo del verde e delle attività di orticoltura per persone con diagnosi di demenza in strutture di cura. È la tappa conclusiva del progetto VERBENA che passa così dalla fase sperimentale a quella di progetto pilota nazionale e internazionale in questo ambito. Padova quindi ancora una volta si propone a guida di un settore che coinvolge e sfida la sanità pubblica ad operare in una direzione che guarda all’innovazione anche nella cura della persona, che potrà sicuramente avere ricadute importantissime nell’abbattimento dell’utilizzo dei farmaci e nella gestione della spesa sanitaria dedicata ad un ambito, quella del decadimento cognitivo negli anziani, che tutti gli studi indicano in forte e costante aumento.

Il convegno alla Casa Madre Teresa di Calcutta di Rubano si è concluso con la tavola rotonda “Il verde per la cura e il benessere” e la presentazione di due volumi: “Curarsi del verde”, che contiene i risultati raggiunti dal progetto VERBENA e la linee guida per la costruzione dei Giardini Terapeutici per le persone con Demenza e “Salvarsi con il verde”, di Andrea Mati, figura di riferimento nel garden design dedicato alle persone con fragilità (dalle dipendenze all’autismo, dalla sindrome di down alle demenze), in cui l’autore racconta storie di “Piante e Persone” che vicendevolmente arrivano a salvarsi. Un racconto che descrive una passione e un progetto coltivato da anni: quattro stagioni di piante e persone che in circa 300 pagine di prosa raccontano testimonianze di chi nel verde ha trovato il proprio riscatto. La collaborazione con alcune Università, centri di ricerca e aziende specializzate nel settore delle terapie non farmacologiche, ha portato Andrea Mati a progettare nuovi modelli di giardini per la riconnessione con la natura che possono diventare spazi verdi di libera fruizione a beneficio del benessere collettivo. Che porta a una consapevolezza nuova, quasi “sovversiva” per tentare di cambiare le cose. È la “rivoluzione del metro quadro vegetale” che ognuno di noi, solo camminando, si porta dietro e all’interno del quale può combattere la propria battaglia a colpi di buone azioni e di riduzione di sprechi.

Highligts foto

Il video completo del convegno

Curarsi con il verde | TG1 Rai 110623

Curarsi con il verde | TG2 Medicina 33 231123

Giardini terapeutici. Padova scrive le linee guida | 7Gold 060623

Il giardino terapeutico | TNE 020623

Giardini terapeutici a Pulsar | Telecittà 150623


Assemblea Giotto 2023

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